Il Pubblico, il Privato e l’Avvocato

13 Feb 2022 - Uncategorized

Vi racconto cosa succede davanti ai tribunali e come vengono gestiti i soldi pubblici da parte di certi enti.

Caso.

Un privato riceve sanzioni, da parte di un Ente, per circa 200 euro cadauna e propone opposizione davanti al Giudice di Pace.  Il giudice l’accoglie.

L’ente pubblico propone appello e lo perde.

L’avvocato del privato ottiene il pagamento dei propri compensi da parte dell’ente per i due gradi del giudizio per oltre 15 mila euro (sono diversi i procedimenti definiti e decisi in primo e secondo gradi).

Non volendo darsi per vinto l’ente pubblico propone ricorso per cassazione con degli avvocati esterni.

Nel relativo giudizio il privato non si costituisce anche per l’esigenza di dover contenere i costi e le spese di giustizia ivi compresi i compensi dei legali considerato l’oggetto del contendere appunto relativo ad un verbale di circa 200 euro.

La Corte di Cassazione annulla la sentenza del giudice di appello e dispone la riassunzione del giudizio di II grado.

L’ente pubblico riassume il giudizio.

Esce  la prima  sentenza del giudizio riassunto.

Essa rigetta nuovamente l’appello dell’ente pubblico.

Un altro giudice togato del Tribunale, a seguito del giudizio di riassunzione, rigetta nuovamente l’appello dell’ente pubblico che imperterrito notifica un nuovo ricorso in cassazione avverso la sentenza emessa dal giudice del Tribunale.

Il legale della azienda riceve la notifica del ricorso e salta letteralmente dalla sedia informando il proprio cliente dell’ennesimo ricorso proposto da controparte.

L’azienda va su tutte le furie e si chiede da un lato come possano essere gestiti i soldi pubblici e dall’altro cos’altro debba subire una ditta che ogni giorno deve lottare per la sua sopravvivenza ed affrontare le problematiche aziendali, economiche ed invece si trova a doversi preoccupare di affrontare l’ennesimo contenzioso con i relativi costi e spese legali per verbali di circa 200 €.

Il legale a questo punto cosa fa?

Anziché assicurarsi l’ennesima parcella per il ricorso in cassazione, per il quale l’azienda ha deciso di farsi assistere, contatta via fono gli uffici della Presidenza dell’Ente Pubblico per richiamare l’attenzione sulla gestione dei contenziosi da parte dell’Ente e soprattutto sulle modalità di gestione dei soldi pubblici che anziché essere impiegati per servizi e beni a favore della collettività venivano sperperati per pagare le parcelle dei legali.

Vengono inviate delle comunicazioni ufficiali e formali: non è possibile che a fronte di un verbale di 200 euro l’Ente continui a proporre contenziosi sostenendo il pagamento di decine, decine e decine di migliaia di spese e compensi legali.

Il legale rappresentante dell’Ente, persona capace e soprattutto onesta e corretta, decide di non portare avanti l’ennesimo ricorso in cassazione.

La condotta del legale che ha denunciato l’uso poco oculato delle risorse pubbliche per un contenzioso di poche centinaia di euro ha fatto si che si ponesse fine ad una vicenda che teoricamente poteva continuare all’infinito con dei costi e con uno sperpero di denaro pubblico davvero importante.

Il cambio di prospettiva nella gestione dei contenziosi da parte dei legali che hanno a cuore le sorti dei propri clienti e che agiscono con ragionevolezza e con “la diligenza del buon padre di famiglia” dovrebbe diffondersi come un virus su molti operatori del diritto, del mondo economico ed istituzionale.

In questo modo verrebbe reso un alto servizio alla Giustizia, all’Efficienza nella gestione delle risorse pubbliche e l’Avvocatura ne riuscirebbe rafforzata nella sua immagine e nel suo prestigio.


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